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Podcast Fiabe per Crescere®: La Ciurma Salvapirati - per apprendere giocando con i prerequisiti psicomotori

Per riuscire facilmente a leggere, scrivere e usare la logica, il corpo deve essere coinvolto in tutte le sue funzioni esecutive. Stare in equilibrio, dosare la forza, attraversare lo spazio, aspettare il momento giusto per agire: sono solo alcuni tra gli aspetti fondamentali per riuscire a contare, tracciare, imparare.

 

Il movimento, il gioco e la fiaba possono preparare i bambini al gesto grafico, alla regolazione emotiva e agli apprendimenti scolastici più importanti.

Puoi ascoltare la puntata di Pedagogia Flessibile su tutte le piattaforme di streaming o leggere l'articolo sul mio blog su Barbara Bettetini.it.

Impegno e risultato spesso non vanno di pari passo

Avrai sicuramente il ricordo di qualcuno capace di scrivere in bella calligrafia e di qualcuno che invece, davanti a una semplice richiesta di scrivere una parola o di tracciare un disegno, inizia a tracciare un segno che sembra stia attraversando un campo minato.

Il tratto incerto, la pressione troppo forte oppure troppo leggera, la linea tremante.
E fisicamente è tutta una tensione: la mano si irrigidisce, le spalle salgono verso le orecchie, il respiro si trattiene, la lingua esce tra i denti.
Come se tutto il corpo fosse chiamato a sostenere quel gesto, che capiamo finalmente essere semplice solo in apparenza.

Ed ecco che entra in scena la gomma, per la matita o, peggio ancora, per la biro cancellabile. Cancella, riprova, cancella ancora, macchia o buco nel foglio, linee sporche, frustrazione, senso di inadeguatezza, abbandono o diminuzione dell'autostima.

E' un circolo vizioso in cui spesso l'adulto si inserisce cercando di sostenere la fatica: "Premi più piano". - "guarda bene come faccio io.". - "Stai attento." - "Concentrati".

Ma la questione, molte volte, non è la concentrazione. E anzi: più cerco di controllare il gesto, ottenere qualcosa di simile a un modello, di fare più attenzione o di concentrarmi su ciò che sto facendo, più i muscoli si contraggono, il pensiero si focalizza sull'errore, sulla difficoltà, sulla necessità di precisione, peggiorando la situazione.

Ma non è possibile chiedere fluidità e correttezza a una mano che non abbia ancora costruito fino in fondo la capacità di ricevere, regolare e modulare un comando motorio fine. Sa cosa dovrebbe fare, ma non riesce ancora a farlo con precisione. E non è questione di intelligenza, volontà o impegno.

 

Prima del segno grafico dobbiamo considerare un’intera storia corporea.

Perché un bambino possa tracciare compiutamente sul foglio una qualsiasi lettera, il suo corpo deve aver già sperimentato la scrittura in altre forme.
Prima della scrittura infatti c’è il modo in cui il corpo ha imparato a stare in equilibrio, a orientarsi, a sentire il peso, a dosare la forza, a usare le due mani insieme, ad attraversare il centro del corpo, ad aspettare il momento giusto per muoversi.
Se questa scrittura invisibile è ancora incompleta, anche la scrittura visibile, quella fatta di inchiostro e parole sarà sempre un po' più faticosa o richiederà più tempo per svilupparsi correttamente.

In questa puntata di Pedagogia Flessibile parliamo proprio del legame profondo tra corpo, movimento, apprendimento e pregrafismo. E lo facciamo attraverso una fiaba della collana Fiabe per Crescere®: La Ciurma Salvapirati, che è una storia nata per restituire al movimento corporeo il suo ruolo fondamentale, in un momento storico in cui la mente e la simulazione del movimento rischia di mettere in secondo piano l'effettivo utilizzo del corpo attraverso movimento, fatica, errori, perseveranza e ripetizione.

Il movimento, come anche i giochi con cui si utilizza il corpo, non sono solo o una pausa poco importante dall’apprendimento.
O per lo meno non dovrebbero essere considerati tali.
Il movimento è una delle prime forme con cui il bambino organizza il pensiero, e non momento di scarico psicofisico prima di tornare alle cose serie.
Ecco perché, quando qualcosa non funziona nell'esecuzione delle richieste fatte dalla scuola o dal contesto familiare, indagare su quanto si conosce il proprio corpo e su come lo si utilizza spesso è la chiave per affrontare le difficoltà con risultati eccellenti.

 

Il corpo non esegue soltanto: prepara il pensiero

Per molto tempo nella cultura educativa si sono tenute troppo separate da una parte la mente, dall'altra il corpo; da una parte l'apprendimento vero, dall'altra tutto quello che in apparenza ha una matrice motoria.

Questa separazione ha prodotto un equivoco potente: l'idea che il corpo sia una specie di contenitore del pensiero. Come se la mente decidesse e capisse e il corpo dovesse limitarsi a eseguire. Ma chi lavora con i bambini sa perfettamente che non funziona così, e per fortuna qualcosa sta iniziando a cambiare.
Il pensiero non abita solo la testa, ma abita l'intero organismo, e si organizza attraverso l'azione prima ancora che attraverso la parola.

Un bambino che non senta bene il proprio asse corporeo farà fatica a stare fermo, semplicemente perché il suo corpo continua a cercare stabilità. Una bambina che non sappia regolare la pressione della mano forse non sta disobbedendo alla richiesta di premere più piano, ma può darsi che non abbia ancora costruito una percezione abbastanza precisa della forza che sta usando.

L'apprendimento non comincia dal foglio: comincia molto prima, quando il bambino rotola, striscia, gattona, cade, si rialza, spinge, tira, afferra, salta, aspetta.
E scopre che il proprio corpo ha un davanti, un dietro, una destra, una sinistra, un centro.
Sono conquiste tutt'altro che marginali: sono la grammatica nascosta dell'apprendimento.

Quando chiediamo a un bambino di scrivere, non gli chiediamo solo di riconoscere una lettera. Gli chiediamo di organizzare insieme postura, tono muscolare, orientamento nello spazio, coordinazione occhio-mano, regolazione della forza, direzione del tratto, ritmo, memoria visiva, attenzione, e la capacità di portare a termine una sequenza.
E se anche solo un elemento manca, sarà molto più difficile portare a termine il compito.

La scrittura è un gesto culturale, ma prima ancora è un gesto corporeo raffinatissimo. E se il corpo non è pronto, la richiesta grafica diventa una fatica sproporzionata.

 

La sequenza invisibile che precede la scrittura

Consideriamo una progressione evolutiva che vale la pena osservare con attenzione.
Come spesso accade non si tratta di una sequenza rigida, uguale per tutti i bambini. E' piuttosto un'architettura, una serie di funzioni che si sostengono a vicenda e permettono al bambino di arrivare agli apprendimenti scolastici con più disponibilità, sicurezza e precisione.

Alla base c'è l'asse corporeo, la capacità di organizzarsi rispetto alla gravità e di abitare la verticalità senza fatica continua.
Segue lo schema corporeo, la rappresentazione interna delle proprie parti, dei confini, delle possibilità: sapere dove sono le mani, i piedi, il centro, e come collaborano tra loro.
Poi arriva la lateralità, non solo sapere quale sia la destra e quale la sinistra, ma costruire un riferimento interno stabile da cui orientare lo spazio.
Da lì nasce l'orientamento spaziale, davanti e dietro, sopra e sotto, dentro e fuori, parole semplici che per diventare competenze reali devono essere vissute, non solo spiegate. Infine la struttura temporale: prima e dopo, attesa, ritmo, successione, la capacità di fare una cosa dopo l'altra senza perdere il filo.

Quando queste funzioni sono abbastanza integrate, la lettura e la scrittura trovano un terreno più fertile.

Questo non significa che ogni difficoltà scolastica dipenda dal corpo: sarebbe una semplificazione. Significa che molte difficoltà che sembrano cognitive, attentive o motivazionali portano con sé anche una componente corporea raramente riconosciuta, e quando resta ignorata si rischia di chiedere al bambino di migliorare un risultato senza avergli dato gli strumenti per riuscirci.

 

Tre sistemi che lavorano in silenzio

Ci sono tre sistemi del corpo che nell'educazione ordinaria vengono nominati pochissimo, eppure hanno un ruolo enorme nello sviluppo dell'attenzione, della coordinazione e della scrittura.

Il primo è il sistema vestibolare, legato all'equilibrio e alla percezione della posizione della testa nello spazio: uno dei grandi organizzatori dell'attenzione corporea. Un bambino che cerca continuamente il movimento, o che al contrario lo evita, può star esprimendo anche una particolare modalità di risposta vestibolare.

Il secondo è il sistema propriocettivo, la capacità di percepire il corpo dall'interno: sapere dove si trovano le proprie parti senza guardarle, dosare una spinta, una presa, una pressione.
Senza una propriocezione ben costruita, la mano stringe troppo la matita, preme troppo sul foglio, si stanca presto.

Il terzo è il sistema tattile-pressorio: il contatto, la sensibilità della pelle, la percezione del tratto e della resistenza.
È quello che permette di distinguere un segno inciso da uno appena appoggiato, una presa efficace da una presa rigida.

Questi sistemi lavorano in continuazione, anche quando non ce ne accorgiamo. E il bambino li integra non con una spiegazione o una scheda, ma muovendosi in modo ricco, variato, accompagnato: nel gioco corporeo, nella manipolazione, nelle storie vissute con tutto il corpo.


Ed è esattamente qui che entra in gioco La Ciurma Salvapirati: nella seconda parte vedremo come questi principi si traducano, passo per passo, in gioco, movimento e narrazione.
Il libro fa parte della collana Fiabe per Crescere® ed è disponibile in versione integrale ipnagogica e in una versione ridotta per una lettura più breve e giocosa.

Le Fiabe per Crescere® sono disponibili su Amazon.
Puoi ascoltare questa puntata sul Podcast di Pedagogia Flessibile sulle principali piattaforme di streaming.
Per scaricare le 5 attività gratuite collegate alle Fiabe per Crescere® scrivi CINQUE a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Per informazioni sulla formazione o per portare le Fiabe per Crescere® nella tua scuola, nel tuo studio o nel tuo servizio educativo: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

 

Perché proprio una storia di pirati

Una storia di pirati è una cornice narrativa potente per trasformare il movimento in azione dotata di senso.
I pirati in versione bambina hanno diverse caratteristiche che li rendono irresistibili. Possono essere divertenti e pasticcioni ma capaci di grandi imprese e atti di coraggio. Possono dimostrarsi trasgressivi e fuori dagli schemi ma hanno un proprio codice di regole e comportamento.
Per questo c
’è molta differenza tra dire a un bambino: cammina su questa linea per allenare l’equilibrio, e dirgli: questa è la passerella del veliero, attraversala piano perché sotto c’è il mare.

E anche se il gesto può sembrare simile, l’esperienza interiore cambierà completamente: nel primo caso il bambino esegue una consegna, mentre nel secondo entra in una situazione.
Nel primo caso si allena una funzione, nel secondo la funzione non è che un mezzo per vivere un’avventura e fare esperienza con il corpo ma anche con la mente.

La psicomotricità funzionale, da cui attingono le basi fondanti delle Fiabe per Crescere, ha infatti come obiettivo la creazione di contesti in cui il corpo deve organizzarsi per raggiungere uno scopo. Che si tratti di apprendimento, di risultati sportivi, di abilità professionali, le attività non si riducono a un allenamento ripetitivo di gesti e movimenti.
L’equilibrio non viene imposto, ma diventa necessario, spontaneo e consapevole. La coordinazione non viene mai nominata ma viene sollecitata e scelta. L’attesa non viene predicata ma viene richiesta dalla situazione e diventa parte integrante del vissuto del racconto. La precisione non viene corretta dall’esterno ma diventa il modo spontaneo per arrivare al tesoro.

Questo è il grandissimo valore delle fiabe strutturate con un preciso intento educativo:
la narrazione dà senso al gesto e il gesto dà corpo alla narrazione.
In questo modo il bambino impara senza sentirsi esaminato, senza imposizioni esterne, per il gusto di fare, provare e riuscire per sè e non per soddisfare le richieste di qualcuno.

Le aree principali di lavoro sono tre:

  • tono, l’asse e lo schema corporeo
  • ritmo e coordinazione
  • pregrafismo e motricità fine.

Nella Ciurma Salvapirati ogni prova ha una funzione, ogni movimento lavora su un prerequisito e ogni passaggio della storia può diventare attività, gioco, ascolto, immaginazione, esperienza corporea.

 

Il travestimento: il corpo prende forma

Cappello, stivali, cintura, benda: vestirsi da pirata non è solo gioco simbolico. Ogni accessorio porta attenzione a una parte del corpo che il bambino usa spesso senza percepirla davvero, e rafforza lo schema corporeo, la rappresentazione interna che servirà anche per stare seduti, orientare il foglio, regolare il tratto.

 

Il ballo della ciurma: attraversare il centro

I pirati ballano con movimenti incrociati, la mano destra verso il ginocchio sinistro e viceversa.
È un lavoro sull'attraversamento della linea mediana, la capacità dei due lati del corpo di collaborare: una competenza che avrà ricadute dirette nel seguire una riga da sinistra a destra e nel coordinare occhio e mano.

 

La passerella: controllo tonico e strutturazione delle attività motorie

Salire sul veliero richiede lentezza, controllo, attenzione, non velocità. 
È una delle scene più importanti della fiaba, perché contraddice l'idea che fare in fretta significhi fare bene: insegna che il controllo nasce dall'ascolto, non dalla rigidità, e che il coraggio, a volte, consiste proprio nel rallentare.

 

Cime e remi: ritmo e organizzazione

Issare la vela, tirare una corda, remare insieme: gesti che lavorano su coordinazione bilaterale, forza regolata e soprattutto ritmo.
Un bambino che fatica a organizzare il tempo può faticare anche a organizzare una frase o una sequenza operativa, ed è per questo che le attività ritmiche non sono mai un'aggiunta solo ludica.

 

Le proposte dell'ambiente

Le onde portano una competenza decisiva: il tempismo o timing, la capacità di trattenere l'azione un istante prima di compierla.
Non si può chiedere di controllarsi, ma si può chiedere di aspettare l'onda giusta, il vento che gonfi la vela, il suono di un animali: una qualsiasi condizione narrativa che alleni l'attesa.

 

L'orientamento spaziale

Il granchio va di lato, il gambero va all'indietro: movimenti che rompono l'automatismo dell'andare sempre avanti.
Vivere direzioni diverse con il corpo costruisce un riferimento spaziale più ricco, utile ad esempio per distinguere lettere che si somigliano, come b e d, p e q.

 

Tracciare segni senza ansia

Ed eccoci al punto da cui, nella prima parte, era partito tutto. Il gesto diventa semplicemente traccia, non per forza lettera o segno da replicare: il bambino potrà così cercare la pressione giusta, né troppo forte né troppo leggera, vivendo il pregrafismo come ricerca del tesoro invece che come compito da valutare.

 

Quando la fiaba si ascolta a occhi chiusi

La Ciurma Salvapirati si vive con il corpo, ma si può anche ascoltare, e l'ascolto, se ben condotto, non è affatto passivo. In uno stato di calma e immaginazione viva il corpo costruisce immagini motorie interne, e la lettura ipnagogica lascia che il bambino entri nella scena invece di riceverne solo la spiegazione: non deve capire con la testa che bisogna dosare la forza, sente il segno nella sabbia; non deve sentirsi dire che bisogna aspettare, aspetta l'onda. È per questo che la versione integrale della fiaba, quella pensata per l'ascolto lento prima del sonno, non è semplicemente una lettura più lunga: è un modo diverso di far lavorare lo stesso corpo.

 

Due modi di leggere la fiaba

La versione integrale della fiaba è pensata per un ascolto lento, profondo, disteso. È adatta ai momenti di calma, prima del sonno, dopo una giornata intensa, o quando si desidera creare un tempo speciale tra adulto e bambino.

Il ritmo più ampio permette alle immagini di depositarsi, le frasi accompagnano il respiro e si ha il tempo di soffermarsi nella storia abbastanza a lungo perché l’esperienza narrativa agisca sugli elementi neurofisiologici e sulle funzioni esecutive.

La versione breve evidenziata in grassetto ha invece una funzione più diretta, più agile, più facilmente utilizzabile nei momenti di gioco o nei contesti educativi, con bambini che faticano a mantenere a lungo l’attenzione o quando l’adulto vuole riprendere rapidamente la struttura della storia.

Non c’è una versione migliore dell’altra: si ha a disposizione uno strumento flessibile, capaci di adattarsi alla relazione, al momento, al gruppo, alla disponibilità del bambino.

 

Quando una difficoltà non va letta troppo in fretta

Un bambino che impugna male la matita, che preme troppo o non sta fermo, non ha automaticamente un problema da etichettare.
Non è un invito a ignorare i segnali che meritano davvero attenzione, anzi: la prevenzione e gli interventi tempestivi nella maggior parte delle situazioni possono aiutare tantissimo. Ma possiamo evitare di confondere ogni fatica con un disturbo: leggere troppo presto ogni fatica come segnale di un disturbo, senza chiederci abbastanza quali esperienze corporee, sensoriali, motorie e relazionali siano mancate o siano state troppo povere, può essere controproducente.

L'osservazione attraverso le fiabe è già intervento educativo, perché sposta lo sguardo dal difetto al percorso. E se ci si accorge che i bisogni dei bambini restano vivi ed evidenti anche attraverso sollecitazioni come queste può essere consigliabile un aiuto in più: neuropsichiatrico, pedagogico, psicomotorio, psicologico a seconda della sua natura.

 

La scoperta del tesoro: fiducia e competenza

La Ciurma Salvapirati non trova il suo tesoro Il tesoro in corrispondenza di una X sulla mappa: la ricompensa è l'insieme di competenze che si conquistano e le abilità che si rendono disponibili alla conclusione del lavoro.

E' un tesoro che riguarda anche molti adulti, che magari hanno buone intenzioni, materiali, schede, parole, strategie ma che faticano a leggere i segnali corporei e ad attivare i prerequisiti alla base degli apprendimenti, della relazione e della fiducia in se stessi.

Il corpo è il primo laboratorio del pensiero, e quando gli offriamo esperienze ricche, sensate, narrativamente vive, stiamo preparando competenza, attenzione, fiducia, orientamento, ritmo, regolazione, presenza.

 

Le Fiabe per Crescere® sono disponibili su Amazon.

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