DISLESSIA KO podcast - 13 Il coraggio di sbagliare
Superare le insicurezze per imparare liberamente
Oggi in questo tredicesimo episodio di Dislessia KO ti parlerò di quanto la paura di sbagliare possa bloccare l’apprendimento, condizionare la lettura e intaccare la fiducia di bambini e adolescenti. Scopriremo insieme come sostenere la sicurezza interiore e l’autoefficacia, e quali strategie educative possono fare davvero la differenza in aula o a casa.
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La paura di sbagliare: un freno invisibile
Sbagliare è parte del processo di apprendimento, eppure spesso è percepito come una minaccia. Lo è per i bambini che leggono lentamente, che balbettano o che confondono le lettere. Ma lo è anche per chi, pur leggendo bene, ha sempre paura di non fare abbastanza, di deludere, di essere giudicato per la propria voce o per il modo di esprimersi.
La paura del fallimento può diventare il vero ostacolo, più delle componenti neurofisiologiche: ansia da prestazione, timore di essere meno degli altri, evitamento come strategia di sopravvivenza sono solo alcune modalità che mettiamo in atto pensando di proteggerci.
E' facile osservare come molti bambini con diagnosi di DSA o BES abbiano vissuto momenti di profonda inibizione. Si bloccano, si nascondono, si auto-svalutano, fino a non osare più provare. Arrivano a convincersi di non essere capaci e iniziano a dipendere dall'approvazione e dall'organizzazione altrui.
Eppure, come affermava Donald Winnicott:
“Il vero Sé si sviluppa solo in uno spazio sufficientemente sicuro da accogliere anche l’errore.”
Le radici dell'insicurezza
L’insicurezza difficilmente nasce nel vuoto: più spesso è il frutto di uno o più eventi della storia personale che hanno determinato una frattura nei normali processi di sviluppo. Tra i più comuni:
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esperienze scolastiche umilianti;
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correzioni troppo rapide o giudicanti;
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confronti continui con i coetanei;
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aspettative elevate da parte degli adulti;
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fragilità preesistenti nella regolazione emotiva.
Anche bambini brillanti possono diventare insicuri se non si sentono accolti nei momenti di difficoltà. Anzi: alti livelli di intelligenza implicano un alto livello di autocritica, e se la critica viene confermata anche dagli adulti non si può che prevedere qualche disastro. È allora che il sistema limbico prende il sopravvento, attivando il circuito dell’evitamento, della fuga e dell’auto-protezione.
I bambini difficilmente disobbediscono senza motivi o non hanno voglia di mostrare le proprie capacità: il riconoscimento di sé da parte dell'adulto è una componente fondamentale della crescita.
Quando viene meno o è disfunzionale, l'istinto porta a proteggersi e ad attuare strategia di sopravvivenza che spesso sembrano allontanarsi perfino dal buon senso.
Usare le parole per costruire sicurezza
La pedagogia flessibile ci ricorda che la relazione è più importante della prestazione.
Ecco quindi alcune indicazioni concrete per costruire quotidianamente sicurezza:
Rinforza i tentativi, non solo i risultati.
Si impara provando, sbagliando, cercando nuove strade. In un lavoro ben fatto si ha modo di attestare un risultato, di verificare che si è imparato e che il processo è concluso (almeno in relazione a quell'obiettivo specifico). Questo merita sicuramente un riconoscimento e gratificazione, ma è chi continua a provare nonostante i fallimenti e i risultati imperfetti che ha bisogno di incoraggiamento, sostegno e presenza. Non di sostituzioni o di solleciti, ma di accoglienza dei propri tempi e delle proprie sfaccettature personali.
Un aiuto professionale può rilevare le competenze presenti ed esaltarle per aiutare non solo una risposta, ma la creazione di nuovi collegamenti neuronali che potranno essere utili in seguito per altro.
Il vero apprendimento non risiede nella facilità di fare le cose, ma nel trovare modi per farne altre anche più complesse, diverse o semplicemente meno affini alle nostre caratteristiche.
Per questo è importante non sostituire il bambino o facilitargli troppo la vita, ritenere che alcuni compiti non siano per lui o trasmettere il messaggio che senza un adulto, un insegnante o anche solo una guida non si possa agire.
Nel portare avanti un compito, il nostro dovere di educatori è di ampliare la prospettiva e prendere atto della varietà di elementi coinvolti in ogni atto di crescita: non solo competenze cognitive e abilità tecniche, ma soprattutto memoria, disponibilità all'ascolto, intuizione, empatia, esperienze pregresse e tutto ciò che fa parte della nostra storia.
Attenzione: ho detto "nostra": noi facciamo parte del sistema e lo influenziamo continuamente, e anche di questo dobbiamo tenere conto.
In quest'ottica, gratificare il lavoro compiuto per raggiungere un risultato è molto più importante del festeggiare il risultato stesso. E per il nostro cervello è importante la rassicurazione continua, anche se piccola. Quindi possiamo offrire esperienze di successo ripetute e coerenti, anche minime, per incoraggiare e motivare.
In questo processo si lascia ampio spazio all'errore, e il punto non è eliminare l’errore, ma togliere al bambino la sensazione che l’errore lo definisca. Ognuno di noi è il risultato di adattamenti e aggiustamenti continui, e sono i progressi costanti e il risultato finale a dover essere celebrati, non gli ovvi intoppi durante il processo.
Attività pratiche per allenare la fiducia
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Il diario dei piccoli successi
Ogni sera, insieme, scrivete una cosa ben fatta nell’arco della giornata (possono essere anche piccoli successi: “ho letto due parole da solo”, “ho capito una cosa difficile”, “ho chiesto aiuto”).
Questo rinforza l’autoefficacia e la memoria emotiva positiva. -
Gioco dell’errore creativo
Leggete un testo predisposto con degli “errori voluti”, Oppure prendete un testo e inventate degli errori insieme.
Poi trasformate l’errore in storia, personaggio o gioco.
Questo riduce l’ansia da prestazione e riattiva la creatività. - Interviste impossibili
Fate finta che l’errore sia un personaggio.
“Signor Errore, perché viene a trovarmi sempre quando leggo?”
Questo permette una rielaborazione simbolica e divertente del fallimento.
Quando qualcosa non va: osserviamo senza giudicare
Se il bambino:
- si rifiuta di leggere o non vuole farlo in presenza di altri;
- piange, si irrigidisce, si chiude o mostra disagio;
- ha reazioni sproporzionate di fronte a un errore o a una correzione necessaria
è meglio non insistere subito sulla lettura.
Come quando assistiamo a una tempesta emotiva possiamo trovare una nostra centratura, renderci disponibili, accogliere la sua necessità di tempo o di attenzione senza invadere un momento in cui è necessario fare spazio a qualcosa di nuovo, di più utile e più facile, ma che in quanto nuovo e dal risultato incerto può spaventare.
il consiglio è di mettere da parte i libri e lavorare prima sul legame, sulla stabilità emotiva, sull'immagine di sé e sulle competenze motorie di base: in questo modo si tornerà spontaneamente alla lettura in un altro momento.
Una riflessione finale su come l'errore contribuisce all'autostima
Un bambino che non ha paura di sbagliare è un bambino che può imparare.
Non serve essere perfetti per essere capaci: serve potersi permettere di essere umani. Anche in classe, anche davanti a un libro di fronte a un compito facile come bere un bicchiere d'acqua come di fronte a un lavoro apparentemente impossibile da svolgere e sul cui esito non posso avere certezze.
Ogni errore è un’impronta che indica che qualcuno sta camminando: valorizzare e incoraggiare il cammino è il sostegno migliore che possiamo offrire.
Se questo episodio ti ha dato spunti utili, seguimi e prova oggi stesso una delle attività che ti ho suggerito. Oppure visita il sito www.dislessiako.it e scarica i materiali gratuiti che ti aiuteranno a costruire fiducia, anche nella lettura.
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